I due volti del miracolo economico vietnamita

L'economia del Vietnam è in rapida ascesa da ormai un ventennio. Apparentemente questa fase di sviluppo, incarnato dalla politica del dôi moi (letteralmente "rinnovamento"), ha portato i suoi frutti. Dal 1986, quando il governo vietnamita si è aperto ai mercati internazionali, il paese ha vissuto cambiamenti strutturali enormi. Da un'anima profondamente agricola sono sorte industrie e servizi e si è sviluppato un settore finanziario in grado di far gola agli investimenti stranieri. A questo scopo, nel 2007, il Vietnam ha aderito all'Organizzazione Mondiale del Commercio aprendosi ulteriormente ai mercati esteri e diventando, di fatto, la nuova frontiera della delocalizzazione per le multinazionali in cerca di forza lavoro a basso costo, soppiantando sempre più Cina e India dove i salari aumentano costantemente e le polemiche su qualità e sicurezza dei prodotti e precarie condizioni di lavoro si inaspriscono. Il governo vietnamita e i finanziatori stranieri hanno tratto enorme beneficio da questa situazione, trascinando di forza il paese tra le economie emergenti dell'Asia con una crescita del PIL che veleggia attorno al 10% annuo.

Ma le insidie sono dietro l'angolo. È notizia piuttosto recente quella dello sciopero dei lavoratori della Nike contro salari reputati troppo bassi. Il motivo? La forte inflazione, ormai quasi al 30%, che riduce drasticamente il potere d'acquisto.

Un sesto della popolazione vietnamita vive con meno di un franco al giorno, a fronte di un costo della vita in continuo rialzo. Esempi: il carburante è aumentato del 36% in pochi mesi, la benzina negli ultimi giorni é aumentata di 5.000dong/L e potrebbe a brevissimo salire a 23.000dong/L (ossia ca. 1.60 chf/L). Rapportata al costo della vita locale é una cifra pazzesca e fa di conseguenza salire alle stelle i costi di trasporto, materiale e persone. Anche il costo degli alimenti cresce esponenzialmente: oggi le famiglie vietnamite spendono quasi il 50% del loro reddito per mangiare.

Lo Stato cerca di correre ai ripari, tuttavia i nuovi sussidi concessi alle famiglie indigenti non bastano e la corsa allo sfruttamento dei giacimenti petroliferi costieri potrebbe a breve non portare i risultati sperati (leggi l'incognita Cina e gli interessi politici che ruotano attorno alla ricerca e lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi nelle acque territoriali). La priorità per i governi toccati dalla forte inflazione è ormai principalmente quella di arginare la crisi. Gli investimenti pubblici a favore di infrastrutture e servizi sociali, promessi già da anni, non possono così decollare.

La situazione è poi aggravata dalla nuova crisi alimentare mondiale. L'instabilità del clima, la locale scarsità d'acqua, l'aumento della popolazione mondiale e la forte domanda di derrate alimentari da parte di paesi come la Cina, il crescente prezzo del petrolio e delle materie prime, la speculazione e l'accresciuta produzione di biocarburanti a fronte di una contrazione delle superfici agricole sono tutti fattori che contribuiscono a far evaporare le scorte di grano, riso e altri alimenti primari.

Quasi la metà della popolazione del pianeta ha nel riso il suo alimento principale. È di data recente il blocco delle esportazioni di riso da Vietnam e Thailandia, i due maggiori paesi esportatori al mondo. Al momento la crisi sembra temporaneamente arginata, tuttavia si tratta di segnali importanti che dovrebbero farci riflettere. Spesso, infatti, i media si limitano a commentare positivamente la forte crescita di economie emergenti quasi fosse indice di un fattivo superamento di miseria e povertà. Assieme ad altri, giornalisti e addetti ai lavori, non ci stanchiamo però di ripetere che il Vietnam è un gigante dai piedi di argilla. Il suo sviluppo è fortemente condizionato dall'inflazione e da grandi incertezze che minano alla base l'economia. Lo sviluppo del paese è trascinato dalle esportazioni e implica un continuo impianto di nuovi complessi industriali con problematiche legate a inquinamento e speculazione. Ma quanto dureranno ancora gli investimenti esteri?

Gli interessi della popolazione non vengono sempre considerati prioritari. In Vietnam almeno metà della popolazione ha meno di 30 anni, la crescita demografica è alta ma la qualità di vita, per i problemi sopra descritti, ne risente. La manodopera specializzata è rara, le aree rurali sono spesso abbandonate a se stesse, in quanto piccole contribuenti.

Nelle risaie e nelle verdissime campagne del delta del Mekong tutto sembra ancora fermo al 1976. Qui il boom economico non c'è stato, spesso mancano infrastrutture di base e le condizioni igieniche sono precarie. Il governo non ha politiche sociali e agisce con il contagocce proprio perché interventi in queste zone risulterebbero a fondo perso e senza riscontri immediati. Spesso, poi, la popolazione appartiene a minoranze etniche non riconosciute come vietnamite a tutti gli effetti e per questo motivo escluse da quei sussidi che spettano invece alle famiglie provviste di cittadinanza e con un reddito accertato al di sotto di un arbitrario "limite di povertà".

Proprio questa asticella è stata recentemente rialzata attorno ai 400'000 dong mensili pro capite (poco meno di 20 franchi). Si calcola che a breve saranno più di 3 milioni coloro che potranno beneficiare dei sussidi (circa il 17% della popolazione). Gli aiuti dello Stato sono però in forte calo, a partire dai sussidi che esso elargisce per tenere ad un livello "accettabile" i prezzi del petrolio e dei carburanti. I costi dei mattoni, del cemento, del legname e di altre materie prime è, di conseguenza, aumentato considerevolmente negli ultimi mesi.

Giocando d'anticipo Espérance-ACTI è riuscita ad acquistare per tempo una riserva di materiale per un ammontare di circa 52'000 franchi, ciò che ha consentito perlomeno di contenere al minimo il rialzo dei costi di realizzazione delle due nuove scuole in preventivo per il 2008. Per il resto dei progetti programmati regna però incertezza poiché il forte rincaro in atto dovrà forzatamente farci riconsiderare le priorità fissate ad inizio anno. Malgrado queste problematiche Espérance-ACTI ribadisce tuttavia il suo impegno a proseguire nei programmi umanitari lanciati negli anni scorsi nelle aree rurali del Sud del Vietnam a favore della realizzazione di progetti idrici (fornitura di pozzi ad azionamento manuale, sistemi di stoccaggio e depurazione dell'acqua), interventi di cataratta per persone indigenti e supporto a infrastrutture scolastiche e ambulatoriali realizzate in passato. 

                                                                                                         

                                                                                                               Luglio, 2008


 

FONTI:

 

Asianews.it  Inflazione, grande rischio per le emergenti economie dell'Asia. Articolo del 2.4.2008.

 

Asianews.it  La crescente inflazione in Asia può fermare lo sviluppo di interi Stati. Articolo del 25.7.2008.

 

Bastioni, G.  Cina e Vietnam la crescita rallenta nei Paesi mitizzati.  Pubblicato sull'edizione 154 di L'opinione.it del 24.7.2008.

 

Minnucci, M. Concluso lo sciopero Nike, 20'000 operai tornano in fabbrica. Pubblicato su www.rassegna.it, 2 aprile 2008.

 

Rampini, F.  Vietnam, la marcia degli operai: "Noi, sfruttati dalla Nike". Pubblicato su www.repubblica.it , 2 aprile 2008.

 

 

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